TRAMA
Venezia. Nel 1575 un’epidemia di peste si porta all’altro mondo 50 mila veneziani, un terzo degli abitanti della città lagunare, allora grande potenza del mediterraneo.
L’Ade è di colpo intasato e Minosse, impietoso giudice delle anime, è costretto a fare i salti immortali per esaminare le colpe di tutti. Le operazioni vanno a rilento, gli spi- riti protestano, insorgono, volano insulti e qualche brutta bestemmia. Belzebù, con profonda saggezza, offre uno sconto di pena alle anime di tre buffoni, Zuan Polo, Domenico Tagliacalze e Pietro Gonnella per tornare a fare ciò che in vita gli riusciva meglio: intrattenere. Lo spettacolo ripesca dall’antica arte del buffone, l’intrattenitore per antonomasia, il più devoto cultore dello sghignazzo.

LO SPETTACOLO
Da che mondo è mondo i Comici sono spaventati quanto attratti dall’Inferno. Non c’è niente da fare, l’inferno è la destinazione finale per chi è pronto a tutto per strappare una risata. L’inferno e tutti i suoi sulfurei carcerieri sono alla base dalle tradizione popolare e dei racconti dei cantastorie. L’inferno racchiude al suo interno l’alto e il basso, il tragico e il grottesco. Ce ne consegna immortale esempio l’Alighieri quando quel suo diavolo Barbariccia, nel canto XXI, diede l’avanti marsc’ con quel suono dal basso ventre, o meglio: “del cul fatto trombetta”. E di esempi ce ne sarebbero a bizzeffe, senza nemmeno il bisogno di scomodare il diavolo Alichino, padre della celeberrima maschera dal vestito variopinto.
Ho provato ad indagare, tra il tardo medioevo e il rinascimento, qualche esempio di racconti infernali, libelli basso corporei dal sentore mefitico. I fablieux francesi ne sono ricolmi, uno su tutti il peto del villano. Racconto faceto su un povero spirito demoniaco vittima dei miasmi di un contadino malsano. Ma parla spesso di diavoli e d’inferno pure Geoffrey Chaucer, si pensi a quel capolavoro de: I racconti di Canterbury.
Nel racconto dei tre ubriaconi li vediamo nientemeno che alla ricerca de la morte, e vittime degli inganni del diavolo che li mette uno contro l’altro. Sempre a proposito di morte la tradizione orale del nostro paese racconta di alcuni momenti carnevaleschi dove si usava recitare il paradossale testamento del porco e, perché no, di numerosi altri animali da cortile, ascoltati in pubblica piazza prima di diventare portata principale del martedì grasso. Uno dei punti più alti raggiunti dalla letteratura comico/infernale è senza dubbio: Le Bravure del Capitan Spaventa da Vall’inferno,
di Francesco Andreini, capocomico della straordinaria compagnia dei Comici Gelosi. Ma di storie, novelle, cantari e stornelli ce ne sono e ce ne sarebbero molti.
Quali raccontare, sera per sera? Sarà il caso a scegliere, attraverso la Ruota della Fortuna, decima carta dei tarocchi che, nel nostro caso, rappresenta le diverse buffonate da raccontare.
Tre attori o meglio buffoni, comici, reietti, gente disposta a tutto per portare il riso.
Valerio Mazzucato, Michele Mori e Stefano Rota, interpreti d’esperienza, da anni proiettati verso il teatro popolare, la commedia dell’arte, il gioco più puro del teatro, hanno accettato questa sfida, questa opportunità di scavare tra testi e racconti dimenticati, alla ricerca nientemeno che del cuore dell’inferno.
Marco Zoppello

“Tra scherzi e giochi, grandi verità si possono dire”. P. P. Pasolini, I racconti di Canterbury

Prossime date

maggio 2022

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Crediti

con Valerio Mazzuccato, Michele Mori, Stefano Rota
soggetto originale e regia di Marco Zoppello

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